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Le esposizioni
Le forme nascoste
9 - 22 settembre 2006 Cantina Comunale di La Morra
Le mie sculture sono la mia miglior presentazione: un sasso contorto, frutto di un fango molle, informe.
La trasposizione delle sfaccettature interiori si manifesta in ogni pezzo.
Fondamentalmente primeggiano due fattori: la necessità di liberare la passione e la ricerca continua di un equilibrio.
In questo senso, crepe e schegge sono più “vere” dei colori. Gli ultimi sono solo copertura, immagine, mentre le prime sono sostanziali espressioni della materia.
Solo a forma conclusa, colori e titoli dei pezzi non aggiungono che una descrizione all’oggetto, ma non sono l’oggetto stesso.
In particolar modo, il titolo di ogni pezzo è la chiusura del lavoro. Infatti, non parto mai da un progetto, tanto meno da un soggetto. Al massimo esiste uno stimolo iniziale, ma quando un’idea si concretizza ai miei occhi, sotto le mie mani, allora ne scaturisce il titolo che spiega simbolicamente ciò che ho fatto, o meglio, le emozioni provate durante la lavorazione.
Ogni forma non ha un lato diritto o uno rovescio, a volte c’è un dentro e un fuori, ma non un’inclusione o un’esclusione.
Infatti, guardando una forma si coglie prima una curva convessa, poi una concava. Ma la molteplice differenza di diversi aspetti è simultanea, sia in una scultura che in noi stessi.
La percezione coglie più facciate, l’emozione ne predilige una. Il senso comprende tutto.
La tecnica e la riproduzione della realtà esterna all’individuo seguono i binari della ragione. L’espressione dell’emozione si manifesta per simboli. La realtà interiore, soggettiva, si manifesta in forme non necessariamente conformi alla realtà esterna.
I codici della comunicazione ordinano convenzionalmente una serie di segni; il linguaggio può, anzi, deve essere un compromesso tra più individualità, tra diversi modi di sentire (o non sentire) il rapporto tra il mondo interiore ed il mondo esteriore.
Lo scambio di questi segni deve essere inequivocabile ed è per questo che lascia sfuggire parte della soggettività di ogni individuo.
Viceversa, la manifestazione dei simboli non è limitata dalle rigidità e dai compromessi imposti dal segno, e ogni individuo può sentire una propria attitudine per presentare i simboli a chiunque desideri riceverli.
Analogamente, ognuno accoglie un simbolo a proprio modo, non attraverso un codice prefissato da altri. Il più delle volte, codici e segni sono di ostacolo all’acquisizione del simbolo.
Nel mio caso, la manipolazione e la trasformazione della materia sono strumenti dell’interazione espressiva tra l’individuo e la materia stessa: le mani liberano dal caos interiore le forme nascoste delle emozioni.
Di fronte ad una scultura (come ad ogni manifestazione simbolica), la domanda “che cos’è?” è mal posta o quantomeno incompleta; ognuno può dire ciò che evoca in un dato momento e da uno specifico punto di osservazione. Perciò, è più corretta la domanda “che cosa significa per me, adesso”.
Per me, costruttore di forme e di senso, ogni curva colloca un’emozione nel tempo e la cristallizza.
Il risultato è una fotografia di un viaggio interiore: in quel momento e in quel luogo, quell’emozione era così. Se vi ritornerò, potrò anche trovarlo cambiato o lo vedrò diverso, perché saranno cambiati i miei occhi.

Giovanna d'Arco

Particolare dell'esposizione

Cantina Comunale di La Morra

Giovanna d'Arco
Le rotte del destino
1 -27 giugno 2010 Rimart Gallery (Rima Belle Arti) - via Pertinace 12, Alba
L’anima è. Il destino ci ha proposto una sfida e ci ha dato un corpo con il quale dobbiamo andarle incontro. Per ognuno il corpo è diverso, per ognuno la sfida è diversa: l’unicità dell’individuo. Accettare la sfida significa navigare nel mare dell’anima.
Rifiutandola, rimarremo inconsapevoli di ciò che siamo. Sono portato a cercare una forma al di fuori di me, come se raccogliessi una scheggia schizzata via, perché troppo frequenti sono stati nella mia vita gli episodi che mi hanno scheggiato. Mi sostiene, prima ancora della formazione artistica, la necessità di dare valore al frammento. Ciò che si allontana da me non è qualcosa di abbandonato, ma un nuovo legame con una parte dell’universo. Una nuova rotta che il destino traccia.

Locandina esposizione

Differenza e vincolo

Settembre_Accordo maggiore

Locandina esposizione
Mostra collettiva di artisti albesi
31 gennaio - 30 marzo 2015 - Chiesa di San Domenico - Alba
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Chiesa di San Domenico

Una svolta

interno mostra

Chiesa di San Domenico
Un mondo di fiabe - Streghe, maghi, incantatrici e straordinari animali
06 settembre - 19 ottobre 2025 - Ex Chiesa di Santa Croce - Avigliana
I sogni di Ulisse
Quella sera Ulisse mangiò e bevve abbondantemente. Quando succedeva così aveva spesso visioni e sogni anche inquietanti e lui lo sapeva bene. E così fu anche quella notte.
Si addormentò e sognò di tornare da una lunga guerra che aveva sfiancato lui e i suoi compagni. Ormeggiarono la nave in un’isola dove fecero un grosso sgarbo al figlio di Poseidone.
Quando fuggirono velocemente dall’isola il re del mare scatenò su di loro una burrasca che li scaraventò su un isolotto.
Ulisse si svegliò di soprassalto, spaventato. Vistosi, però, nel suo letto, continuò a dormire e a sognare.
Quello Scoglio fu un disastro o un’opportunità? Incontrarono Eolo il re dei venti che aiutò i marinai soffiando tutti le sue forze per spingerli nel ritorno verso casa.
Proprio allora si manifestò in Ulisse un Contrasto, nel bel mezzo del mare. La voce delle Sirene lo attraeva, ma voleva tornare a casa. Non sapeva quale fosse la rotta giusta da prendere. Da solo non l’avrebbe risolto, ma i suoi compagni lo legarono all’albero grande della nave cosicché resistesse alla tentazione che gli appariva chiaramente.
Con questa lotta interiore si svegliò una seconda volta, sentendo il peso della responsabilità. Il suo letto lo rassicurò e ancora si addormentò.
Nuovamente sognò di perdere tutti i suoi compagni in altre disavventure, ma in un’isola, nel giardino del re, Ulisse trovò un momento di pace: si imbatté nella Rosa bianca e incontrò la ninfa, figlia del re. La giovane si innamorò di lui, offrendogli conforto e dolcezza in mezzo alle difficoltà. Ma Ulisse, senza i suoi compagni, continuava a soffrire un senso di solitudine.
Così finalmente si impose un Distacco da quella situazione pacifica e ripartì per tornare a casa.
Qui Ulisse non si fermò a lungo. Il suo spirito inquieto non poteva essere trattenuto, aveva la necessità di esplorare altre terre, altri mari.
Partì di nuovo, spinto dal desiderio di scoprire il misterioso Quetzal, lo splendido uccello che vive oltre le acque, simbolo di una ricerca che non ha mai fine.
Da allora Ulisse deve ancora svegliarsi.

Un mondo di fiabe

Quetzal - Contrasto - Poseidone

Esterno Chiesa di Santa Croce

Un mondo di fiabe
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